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L’università costa troppo? Prostituisciti sul web

Immaginate un’ università come la Statale di Milano, ecco, questo ateneo è negli ultimi 10 anni, completamente scomparso. Non parlo, ovviamente della struttura, ma dei suoi studenti; secondi dati diffusi da pochi mesi, negli ultimi 10 anni gli immatricolati sono scesi da 338.482 a 280.144, con un calo di ben 58 mila studenti. Studiare interessa sempre meno, i diciannovenni non sono inclini ad ottenere il famigerato “pezzo di carta” perchè in sostanza hanno perso fiducia nelle istituzioni, nel panorama politico e sociale della nazione; tutto quello che viene offerto in ambito accademico viene considerato inutile ai fini della propria istruzione e di una futura vita lavorativa ben remunerata. Sempre meno dunque gli iscritti agli atenei, per i motivi sopra elencati, ma anche per motivi prettamente economici, le borse di studio sono difficili da ottenere e pagare le rette universitarie sia sul suolo nazionale che all’estero è proibitivo; per non parlare del costo eccessivo dei libri di testo e di tutte le spese che uno studente (specialmente fuorisede) deve affrontare. Coloro che resistono però, hanno trovato nel tempo, un’ escamotage per aggirare il problema delle rette; la prostituzione. Fenomeno in crescita che vede il 10 per cento della popolazione femminile, vendere il proprio corpo per un prezzo che va dai 50 ai 150 euro l’ora e la cosa che più destabilizza è che la società non sembra scandalizzarsi più di tanto; i giovani sono possibilisti e tendono a giustificare questa pratica perchè “tanto lo fanno tutti”. E poi gli studi costano.


A parlare chiaro è il sito studenti.it, da qui è partita un’inchiesta che ha mostrato con quanta leggerezza alcune donne si vendano per denaro; è il caso di una donna di 33 anni che qui chiameremo Elena, lei stessa ha dichiarato: “Mi sembra ingiusto che alle persone giovani debba essere negato un futuro senza una valida ragione”.
Cosi Elena, complice il suo bell’aspetto ha deciso di fare la escort, lo stesso ha fatto Paola, 30 anni, da sempre lavoratrice con contratti a termine, rimasta disoccupata ha dichiarato: “Sono intelligente, una bella donna. Mi sono prostituita prendendo 150 euro per un’ora, l’ho fatto 3 volte. E mi fa tutto schifo”.studenti-in-crisi-1
E la situazione non è migliore neanche in altri paesi d’Europa, dove le tasse universitarie sono anche più alte che in Italia, per fare un esempio: studiare nel Regno Unito può costare fino a 30 mila sterline l’anno, il corrispondente di circa 28 mila euro. Mentre a Parigi i costi dell’istruzione, sono quasi tutti a carico dello stato, Il sistema accademico è ripartito in tre blocchi: le università pubbliche, le grandi Ecole, e i Grand établissement; ma evidentemente, considerata la situazione economica attuale, neanche questo incipit è sufficiente; anzi è proprio dalla Francia che arriva la storia di Laura D. che in un romanzo senza filtri, racconta il tema della prostituzione, di come fare soldi facilmente e ovviare al problema del pagamento delle rette universitarie.


La storia di Laura, da cui è stato tratto anche il film “Student Service”, è uno squarcio di vita reale, da cui la ragazza, dopo un anno passato ad accontentare clienti stravaganti, uscirà con la psiche devastata. Emmanuele Bercot, regista del film, ha dichiarato in merito: “in Francia è stato uno shock per la maggior parte del pubblico televisivo, non solo per la questione morale ma perché il caso di Laura ha portato alla luce la povertà dei giovani. Un tema che i politici e il governo cercano di ignorare, ma esiste, è drammaticamente reale”.


Non si parla tuttavia, solo di un fenomeno di genere, dunque legato alla sfera femminile; sempre di più sono i ragazzi che si prostituiscono e spesso non debbono neanche uscire di casa per farlo; ci sono i cosidetti camboy (ossia ragazzi che si spogliano dietro compenso davanti ad una webcam) che in solo tre ore riescono a guadagnare fino a 150 euro e delle loro dichiarazioni colpisce la freddezza: “In un mese sono arrivato a guadagnare anche 2000 euro. Ho amici che fanno i camerieri oppure fanno volantinaggio e sottraggono un sacco di tempo allo studio. Io invece vado a lezione e studio tutto il giorno, poi la sera guadagno quanto loro guadagnano in una settimana“.


E’ difficile dalle dichiarazioni, dalle inchieste, dai dati, riuscire a percepire lo stato d’animo con cui si affrontino determinate situazioni, è anzi quasi impossibile; il lettore può farsi un’idea, superficiale o meno, adottare pregiudizi o cercare di definire gli aspetti antropologici e sociali che portano queste persone a vendere il proprio corpo.


Questione di scelte diranno molti, perdità di dignità la chiameranno altri; potremmo definirla invece una crisi morale alla base di una crisi economica, ma “morale” è solo un sostantivo e tralasciandolo il lettore potrà chiedersi se sia più avvilente lavorare in un call center oppure vendere il proprio corpo in cambio di prestazioni sessuali e stravaganti; e il Dio denaro osserverà dall’alto ancora una volta con fare beffardo e ghigno malizioso.

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Sabato, 07 Dicembre 2019