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Pink Floyd - Shine On You Crazy Diamond

Per iniziare questa nuova avventura, mi sembrava giusto iniziare dal mio "personalissimo incomincio".
Siamo nell'anno 1973, che, assieme al 1971, è uno dei più prolifici della storia del rock.
I Pink Floyd pubblicano "The Dark Side of the Moon", che con 50 milioni di copie vendute al mondo non ha bisogno di grandi presentazioni. L'etichetta EMI, entusiasta di tutto ciò, chiede alla band di replicare.


Le idee sono tante, si mettono subito al lavoro. Anzitutto, il grande sogno: realizzare un intero disco utilizzando solamente i rumori prodotti dagli oggetti.
Ma neanche ciò che di meglio la tecnologia offriva all'epoca poteva assecondare quell'idea e fu accantonata.
Così iniziarono a lavorare su un disco che si sarebbe chiamato "Wish you were here", e sarebbe stato un tributo a Syd Barrett, primo chitarrista della band, sceso dal treno pinkfloydiano nel 1968. "Bruciato" dalle droghe sintetiche.

Syd era sparito da tempo, ma un giorno durante le registrazioni, negli studi di Abbey Road comparve uno strano personaggio: completamente rasato (sopracciglia comprese), impermeabile bianco, cappello bianco, scarpe bianche, camicia bianca, in evidente sovrappeso. Coi pantaloni sopra l'ombelico.

Il nuovo chitarrista della band, David Gilmour, credeva fosse un tecnico del suono.
Il bassista Roger Waters notò qualcosa.
Ma il tastierista, Richard Wright, si sedette e lo guardò bene.
Era proprio Syd. Il diamante pazzo. Si era materializzato dopo anni, proprio mentre stavano lavorando su questa suite dedicata a lui: nove movimenti in totale, per oltre 25 minuti di musica.

Sulla copertina del 33 giri, il saluto dei Pink Floyd al loro amico che va via, bruciandosi.
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Lunedì, 29 Maggio 2017