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Pensieri & Parole dal team di Active Media

Stayin' Alive, il ritmo della febbre del sabato sera

Una delle canzoni che rappresenta la musica disco degli anni '70. Cavallo di battaglia dei Bee Gees, fu pubblicata nel 13 dicembre 1977. La rivista Rolling Stone l'ha collocata al 189° della classifica delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi. Certo è che la band britannica deve l'enorme successo di Stayin' Alive a uno dei più grandi musical esistenti: La febbre del sabato sera. Il film diretto dal regista John Badham, ambientato a Manhattan e con il volto protagonista di John Travolta in una forma smagliante. Il brano venne utilizzato in apertura del film appena dopo i titoli di coda ed è un estratto dell'album Colonna sonora originale del film La Febbre Del Sabato Sera, il quale risulta essere l'album più venduto del 1977 in più stati, tra cui è presente anche l'Italia. Un ritmo evocatorio che ci riporta subito a quelle atmosfere; è difficile ascoltandola non lasciarsi andare alla voglia di ballare.


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Nina Simone - Don't Let Me Be Misunderstood

Registrata per la prima volta nel 1964 . "Don't let me be misunderstood" venne originariamente scritta per Nina Simone ma, tutt'oggi, il brano è conosciuto nella versione ri-arrangiata degli Animals e poi, successivamente, dai Santo Esmeralda. Ecco il video.

https://www.youtube.com/watch?v=fh-fD8KXWZA
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La vera storia di "Don't Worry Be Happy"

Nel settembre del 1988, il singolo “Don’t worry, Be happy” divenne la prima canzone cantata a cappella a raggiungere la vetta della Billboard Hot 100 negli Stati Uniti. Il titolo della canzone è una citazione di una celebre frase di Meher Baba, maestro spirituale indiano degli anni ’60, il quale utilizzava spesso l'espressione "Don't worry, be happy" ("non preoccuparti, sii felice") quando guidava i propri seguaci verso l'ovest.


bobbymcIn seguito, negli anni settanta, questa famosa frase di Baba fu utilizzata in varie cartoline e poster dell'epoca. Nel 1988, Bobby McFerrin notò uno di questi poster nell'appartamento di amici artisti a San Francisco. Ispirato dalla semplicità e dall'efficacia di tale espressione, McFerrin scrisse il suo celebre brano. Nello stesso anno, il pezzo di Bobby McFerrin fu inserito nella colonna sonora del film Cocktail, ottenendo una enorme popolarità l'anno seguente. In un'intervista McFerrin dichiarò: "Ogni volta che vedete un poster di Meher Baba, di solito esso dice "Non preoccuparti, sii felice", che credo sia una semplice filosofia racchiusa in quattro parole".
"Don't worry, be happy" che chissà quante volte abbiamo canticchiato, non è solo un motivetto, ma è una vera dichiarazione di guerra contro tutto ciò che ci affligge durante la giornata: è vero che buonumore e gioia non fanno sparire le nostre preoccupazioni, ma sicuramente ci aiutano ad affrontare il quotidiano con più serenità!

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Juanito, "el siete maravilla"

juanito[1]Se oggi andate al Bernabeu a vedere una partita del Real, vi accorgerete che al minuto numero 7 partirà un coro. Questo coro viene fatto da più di vent'anni ed è dedicato a Juan Gòmez Gonzàlez, meglio noto come Juanito.
Se è rimasto nel cuore dei tifosi del Real, tifosi esigenti come pochi, un motivo ci sarà. Approda al Real giovanissimo, dopo un passato che lo ha visto militare nelle giovanili dell'Atletico. Gioca esterno destro e la sua intesa con il bomber Santillana è straordinaria, tanto che i loro gol porteranno il Real a vincere la Liga per 3 volte di fila. Quando negli anni '80 l'emergente "Quinta del Buitre" porterà talento e freschezza ai blancos, arriveranno anche i successi europei: due Coppe Uefa consecutive, 1985 e 1986.
Se c'è una cosa che i tifosi del Real rimpiangono più di ogni altra è la sua grinta e la sua cattiveria. Se siete stati al Bernabeu vi sarete accorti che il tunnel, che porta dagli spogliatoi al campo, è diviso da una rete metallica; lui era solito, insieme al compagno Camacho, attaccarsi a questa rete insultando tutti gli avversari, facendogli anche minacce pesanti. Come faceva anche Muhammed Alì, cercava di distruggere psicologicamente gli avversari, prima di dominarli sul campo.
Due episodi in particolare hanno reso la sua foga agonistica celebre: l'aggressione ad un arbitro tedesco che gli costò ben 2 anni di squalifica in Europa, e la camminata fatta sul costato di Matthaus in una semifinale di Uefa contro il Bayern; quest'ultima comportò la squalifica di 5 anni dalle competizioni intercontinentali.
Se n'è andato nell'aprile del 1992, aveva da qualche anno appeso gli scarpini al chiodo, ma quella sera era andato a vedere al Bernabeu la semifinale di Coppa Uefa Real Madrid - Torino. Un incidente stradale sulla via del ritorno a casa, ce lo ha portato via da questo mondo.
In questi giorni avrebbe compiuto 60 anni.


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Patty Smith - People Have The Power

Scriveva poesie.
il primo incontro con Bob Dylan, in camerino, dopo un concerto all'Other End. "Ci sono poeti da queste parti?", chiede Dylan. "Non mi piace più la poesia, la poesia fa schifo"! rispose secca la nostra sacerdotessa rock!
Vita tutt'altro che facile, viveva anche con cinque dollari al giorno, dormendo in metropolitana o sulle scale esterne degli edifici. Per anni si barcamenò come commessa in un negozio di libri, critica di una rivista musicale, drammaturga; quindi riuscì a entrare nel giro dell'intellighenzia newyorkese, da Andy Warhol a Sam Shepard, da Lou Reed a Bob Dylan. "Da bambina - racconta - non pensavo di diventare una rockstar. Sognavo di essere una cantante d'opera. Piangevo ascoltando Maria Callas e volevo diventare come lei, ma ero troppo magra...". Eppure la malìa del rock l'aveva già presa quando, ragazzina, ebbe la sua prima eccitazione sessuale vedendo uno show dei Rolling Stones
I riferimenti della Smith sono i cantici di Allen Ginsberg, la recitazione jazz di Jack Kerouac, le liriche di Williams Burroughs ma, il suo vero maestro maudit è Arthur Rimbaud, "il primo poeta punk".
A lui è dedicato il secondo album, il vibrante Radio Ethiopia, perché l'Etiopia fu la seconda patria di Rimbaud. Se Horses era il suo disco più ruvido e dirompente, Radio Ethiopia è forse quello che amalgama al meglio le sue due anime, quella "punk", feroce e straziata, e quella più cupa e "solenne", che trova espressione in ballate d'intensità quasi liturgica. Due anime che spesso si rincorrono e si uniscono anche all'interno di uno stesso brano.
Ha predicato a lungo il rock come "forma di comunicazione delle anime". E ha lanciato inni populisti, come "People Have The Power", l'hit-single estratto da Dream Of Life, con cui tornò sulle scene nel 1988.


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Le 'Freaks!', c'est chic

Se avete indossato pantaloni a zampa d’elefante e state arrotolando le mani, alzando la testa sulla grossa palla di vetro che spara luci psichedeliche dal soffitto della vostra stanza. Fermatevi. ‘Freaks!’, che significa letteralmente scherzi della natura, non è la popolare canzone degli Chic, è una web serie di fantascienza ambientata a Roma, nata nel 2011 dalle giovafotoni menti di Claudio Di Biagio, Matteo Bruno e Guglielmo Scilla. Nasce autoprodotta, con un budget limitato e con cast tecnico non retribuito, eppure già dalla prima stagione si notano una fotografia e una regia molto ricercate e spettacolari, da far invidia a qualsiasi serie che abbia cavalcato il facilmente domabile palinsesto televisivo. Se penso a quei romanzi d’amore, che mia nonna segue con ardente passione, con la stessa smania di spolparle tassello per tassello fino alla fine, com’è successo a me con Breaking Bad, e penso che non sono soltanto mia nonna e le sue amichette a godere di queste trame di tradimenti e perdoni, sorrido in maniera sincera. In ‘Freaks!’ Marco, Giulia, Silvio, Andrea e Viola, si incontrano dopo una serata al Blackout, e vengono in contatto ognuno trascinandosi dietro i postumi di un’esperienza diversa accaduta nel locale. A un certo punto i protagonisti svengono e si ritrovano catapultati quattro mesi dopo, a casa di Silvio, si studiano e provano a ricordare senza successo cosa gli è successo. Iniziano a rendersi conto di avere dei superpoteri; e vi fafreaks1ccio la lista, giudicate voi: Marco se si eccita sessualmente viaggia nel tempo, a Viola basta toccare una persona per renderla cieca, Andrea riesce a modificare lo stato emotivo delle persone, Giulia (non si capisce bene) ma morde le persone e diventa potentissima quando beve il loro sangue; Silvio, invece, ha semplicemente ‘culo’. Si esatto, ha culo, nel senso che è fortunato. Parliamo dunque di un inizio stravolgente e che attraversa la tragedia e la commedia, gioca l’intreccio su diversi piani che si compenetrano un po’ alla Shakespeare (che William mi perdoni il paragone). Un Misfits alla romana, dove anche la fantasia riesce ad assomigliare alla realtà. Non ho intenzione di svelarvi altro della trama, i poteri si evolveranno e la serie vi terrà incollati perché solo all’ultima puntata avrete le risposte alle vostre innumerevoli domande. Che sia una serie brillante e ,veramente poco distante dalla grande madre America non sono soltanto io a crederlo, la seconda stagione è stata trasmessa su Deejay TV a partire al 16 ottobre 2012, e con un budget che aumenta ormai ‘Freaks!’ non lascia veramente più spazio a critiche negative. La serie, secondo la Repubblica, ha avuto più di otto milioni di visualizzazioni nei primi due mesi, affermandosi come il primo esperimento a fondere seriamente linguaggio della televisione e linguaggio delle webserie ed è stata premiata al Telefilm Festival del 2011 come migliore serie italiana. Per guardare ‘Freaks’ andate semplicemente sul sito www.freakstheseries.com. Vi renderete certamente conto di come manchino prodotti di questo livello nella nostra tanto criticata scatola nera. Collaboriamo per dare, in generale, sempre il pane che manca a chi ha denti aguzzi come i vetri di una bottiglia rotta. Freaks out!

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Femminicidio, frustrazione maschile della dominanza

Le parole “omicidio” e femminicidio”, seppur diverse, appaiono strettamente collegate tra loro; durante un primo studio etimologico, si può infatti notare che, per entrambi i fenomeni, si tratta della soppressione di una vita umana da parte di un altro essere umano; ora, il femminicidio, è si un omicidio, ma operato da un uomo ai danni di una donna. Il termine nacque nell’Inghilterra del 1801 e venne usato dalla criminologa Diana Russel nel 1992 all’interno di un testo dove si specificava che il femminicidio era una categoria criminologica vera e propria,caratterizzata da una violenza estrema da parte dell’uomo nei confronti della donna perchè “donna”. Da questo momento in poi, i vari studi antropologici, hanno sottolineato la misoginia di tali pratiche e la violazione dei diritti umani sia in ambiti pubblici che privati, che hanno portato alla soppressione di milioni di donne in tutto il mondo ed in contesti collegati alle relazioni di tipo sentimentale o sessuale. In Italia, omicidi di questo genere sono, secondo i dati, più presenti al nord che al sud ed in particolare in Lombardia, dove pochi giorni fa è stata uccisa dal datore di lavoro, una giovane brasiliana, Marilia Rodrigues Martins, unica sua colpa: essere rimasta incinta; inoltre secondo i dati dell’ associazione Eures, le vittime sarebbero comprese in una fascia di età che va dai 25 ai 54 anni.1722_femminicidio


La violenza sulle donne, non è una prerogativa dei paesi sottosviluppati, dove vige povertà e ineducazione; le percosse, lo sfregio e l’omicidio non hanno razza, cultura e religione; è pur vero che nei paesi del Sud Est Asiatico si registra un’ altissima percentuale di uccisioni, ma anche nei paesi definiti “ad alto reddito” questo fenomeno è una piaga ben radicata; in Italia, nel 2012, le donne uccise sono state, in un solo anno, ben 150. Uomini violenti, partner, mariti, familiari, persone che spesso appaiono come insospettabili, sono invece gli autori di atti estremi che ad oggi, debbono essere combattuti in ogni paese che aspiri alla totale civilizzazione. Persone queste, definite “Abuser”, con una psicologia contorta che li porta a credere che usare la forza fisica sia legittimo, così come puntare sull’aggressività per “educare” le compagne all’obbedienza. Caratteristica di questi uomini è la convinzione che mogli e fidanzate debbano sempre sorridere ed essere accondiscendenti, non avere pensieri autonomi, servire ed obbedire senza remore; il tutto per ambire al ruolo dominante nella coppia. Ma è un rapporto delle Nazioni Unite che ci dà un’idea della portata del fenomeno in maniera del tutto generale, senza tirare in ballo, come detto sopra, razze, religioni o stati specifici: il 70% delle donne di tutto il mondo, almeno una volta nella vita è vittima di un episodio di violenza da parte di un uomo,a prescindere dal fatto che questo sia il marito oppure no. Ciò vuol dire che un miliardo di donne saranno picchiate e stuprate durante l’arco della propria esistenza; senza contare le altre forme di crudeltà imposte alle stesse, come le mutilazioni genitali, i matrimoni forzati, il traffico umano organizzato a scopi sessuali, l’obbligo a prostituirsi e le torture con gli acidi.


Nella classifica dei paesi dell’orrore, a giugno 2012, al primo posto c’era l’India; qui una ragazza di ventitrè anni, Uttar Pradesh era stata cosparsa di kerosene ed incendiata, dopo l’esposizione dell’ennesima violenza subita da parte dei suoi aguzzini. In Darfur invece lo stupro è usato come un’arma da guerra e la violenza sta assumendo sempre più la forma di un genocidio. In Messico la situazione è, se possibile, ancor più grave: le donne sono stuprate, mutilate e gettate nell’immondizia oppure lasciate a morire nel deserto; le stime di Amnesty International contano, a Ciudad Juarez, nello stato messicano di Chihuahua, circa 370 donne assassinate (con un’età media di 16 anni circa) di queste almeno 137 sono state anche stuprate; il totale disinteresse delle autorità, fa si che queste giovani siano costrette a vivere in baracche e controllate totalmente dalla cultura del “Marianismo”, secondo cui la donna è obbligata a stare in casa a svolgere ruoli domestici ed astenersi dal lavoro. Chi ha studiato il comportamento di questi individui e le cause che ne seguono, è in generale, arrivato ad una conclusione: tutta questa mattanza è da attribuire alla mancanza di alfabetizzazione, all’ aumento della povertà e soprattutto alla disfunzione del sistema giudiziario.


Il femminicidio è il mezzo usato per l’oppressione, il controllo e la dominazione sulle donne; così avviene in India, in Darfur, in Messico o anche in Pakistan, dove chi prodiga l’istruzione delle bambine viene brutalmente ucciso dai fondamentalisti islamici; qui, molto diffusa anche la pratica della sposa data alle fiamme per accaparrarsi la dote. Questo è il femminicidio, in Italia, o in forma più generale nel mondo; a prescindere dal luogo, si dovrebbero promuovere dei cambiamenti nei comportamenti socioculturali tra uomini e donne, per eliminare i pregiudizi o i costumi che abbracciano l’idea dell’inferiorità della femmina rispetto al maschio; occorre dunque coinvolgere settori pubblici e privati per cambiare, non la cultura maschile, ma quella maschilista.

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L’università costa troppo? Prostituisciti sul web

Immaginate un’ università come la Statale di Milano, ecco, questo ateneo è negli ultimi 10 anni, completamente scomparso. Non parlo, ovviamente della struttura, ma dei suoi studenti; secondi dati diffusi da pochi mesi, negli ultimi 10 anni gli immatricolati sono scesi da 338.482 a 280.144, con un calo di ben 58 mila studenti. Studiare interessa sempre meno, i diciannovenni non sono inclini ad ottenere il famigerato “pezzo di carta” perchè in sostanza hanno perso fiducia nelle istituzioni, nel panorama politico e sociale della nazione; tutto quello che viene offerto in ambito accademico viene considerato inutile ai fini della propria istruzione e di una futura vita lavorativa ben remunerata. Sempre meno dunque gli iscritti agli atenei, per i motivi sopra elencati, ma anche per motivi prettamente economici, le borse di studio sono difficili da ottenere e pagare le rette universitarie sia sul suolo nazionale che all’estero è proibitivo; per non parlare del costo eccessivo dei libri di testo e di tutte le spese che uno studente (specialmente fuorisede) deve affrontare. Coloro che resistono però, hanno trovato nel tempo, un’ escamotage per aggirare il problema delle rette; la prostituzione. Fenomeno in crescita che vede il 10 per cento della popolazione femminile, vendere il proprio corpo per un prezzo che va dai 50 ai 150 euro l’ora e la cosa che più destabilizza è che la società non sembra scandalizzarsi più di tanto; i giovani sono possibilisti e tendono a giustificare questa pratica perchè “tanto lo fanno tutti”. E poi gli studi costano.


A parlare chiaro è il sito studenti.it, da qui è partita un’inchiesta che ha mostrato con quanta leggerezza alcune donne si vendano per denaro; è il caso di una donna di 33 anni che qui chiameremo Elena, lei stessa ha dichiarato: “Mi sembra ingiusto che alle persone giovani debba essere negato un futuro senza una valida ragione”.
Cosi Elena, complice il suo bell’aspetto ha deciso di fare la escort, lo stesso ha fatto Paola, 30 anni, da sempre lavoratrice con contratti a termine, rimasta disoccupata ha dichiarato: “Sono intelligente, una bella donna. Mi sono prostituita prendendo 150 euro per un’ora, l’ho fatto 3 volte. E mi fa tutto schifo”.studenti-in-crisi-1
E la situazione non è migliore neanche in altri paesi d’Europa, dove le tasse universitarie sono anche più alte che in Italia, per fare un esempio: studiare nel Regno Unito può costare fino a 30 mila sterline l’anno, il corrispondente di circa 28 mila euro. Mentre a Parigi i costi dell’istruzione, sono quasi tutti a carico dello stato, Il sistema accademico è ripartito in tre blocchi: le università pubbliche, le grandi Ecole, e i Grand établissement; ma evidentemente, considerata la situazione economica attuale, neanche questo incipit è sufficiente; anzi è proprio dalla Francia che arriva la storia di Laura D. che in un romanzo senza filtri, racconta il tema della prostituzione, di come fare soldi facilmente e ovviare al problema del pagamento delle rette universitarie.


La storia di Laura, da cui è stato tratto anche il film “Student Service”, è uno squarcio di vita reale, da cui la ragazza, dopo un anno passato ad accontentare clienti stravaganti, uscirà con la psiche devastata. Emmanuele Bercot, regista del film, ha dichiarato in merito: “in Francia è stato uno shock per la maggior parte del pubblico televisivo, non solo per la questione morale ma perché il caso di Laura ha portato alla luce la povertà dei giovani. Un tema che i politici e il governo cercano di ignorare, ma esiste, è drammaticamente reale”.


Non si parla tuttavia, solo di un fenomeno di genere, dunque legato alla sfera femminile; sempre di più sono i ragazzi che si prostituiscono e spesso non debbono neanche uscire di casa per farlo; ci sono i cosidetti camboy (ossia ragazzi che si spogliano dietro compenso davanti ad una webcam) che in solo tre ore riescono a guadagnare fino a 150 euro e delle loro dichiarazioni colpisce la freddezza: “In un mese sono arrivato a guadagnare anche 2000 euro. Ho amici che fanno i camerieri oppure fanno volantinaggio e sottraggono un sacco di tempo allo studio. Io invece vado a lezione e studio tutto il giorno, poi la sera guadagno quanto loro guadagnano in una settimana“.


E’ difficile dalle dichiarazioni, dalle inchieste, dai dati, riuscire a percepire lo stato d’animo con cui si affrontino determinate situazioni, è anzi quasi impossibile; il lettore può farsi un’idea, superficiale o meno, adottare pregiudizi o cercare di definire gli aspetti antropologici e sociali che portano queste persone a vendere il proprio corpo.


Questione di scelte diranno molti, perdità di dignità la chiameranno altri; potremmo definirla invece una crisi morale alla base di una crisi economica, ma “morale” è solo un sostantivo e tralasciandolo il lettore potrà chiedersi se sia più avvilente lavorare in un call center oppure vendere il proprio corpo in cambio di prestazioni sessuali e stravaganti; e il Dio denaro osserverà dall’alto ancora una volta con fare beffardo e ghigno malizioso.

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Makkox e i 4 consigli a Salvini

Genio Makkox.
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Israel "IZ" Kamakawiwo'ole - Somewhere over the Rainbow

Affascinante e misterioso, fenomeno durevole ed insieme effimero, l’arcobaleno è stato sempre collegato alle divinità da molte culture del mondo. Per i cinesi l’arcobaleno era una fessura nel cielo sigillata da una divinità con pietre di sette diversi colori. I Greci credevano fosse il sentiero percorso da un messaggero che gli dei inviavano agli uomini. Per i Vichinghi l’arcobaleno era invece un ponte, che collegava la dimora degli dei e la terra degli uomini. Per gli Indù è l’arco di Indra, il dio del fulmine e del tuono. C’è anche una curiosa leggenda che lega l’arcobaleno ai folletti. In particolare in Irlanda si crede che un particolare folletto irlandese (il leprechaun) nasconda il suo prezioso pentolone pieno d'oro proprio alla fine di un arcobaleno.


Questa luce multicolore è anche un simbolo di speranza, dopo l’oscurità e i pericoli della tempesta. Secondo un antico racconto biblico, quando smise di piovere e le acque cominciarono a ritirarsi, Dio stesso pose il proprio arco sulla terra per suggellare la promessa di non inviare più il Diluvio sulla Terra. La canzone, considerata una delle canzoni del secolo, è diventata un classico interpretato da moltissimi altri artisti. Per il suo testo, pieno di speranza in un futuro in cui i problemi saranno finalmente superati, è diventata una canzone simbolo in situazioni molto diverse. Durante la seconda guerra mondiale furono le truppe americane che combattevano sul fronte europeo contro il nazifascismo ad adottarla come inno e simbolo stesso degli Stati Uniti. Dal 1969, con la nascita del movimento per i diritti degli omosessuali, la canzone, l’arcobaleno, e la stessa Judy Garland (morta quell’anno) divennero simboli del movimento.

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Pixies - Where Is My Mind

Where Is My Mind è il brano simbolo dei Pixies, ed è contenuta in Suffer Rosa, album del 1988. Si racconta che il cantante del gruppo scrisse il pezzo dopo essersi tuffato nel mare di Portorico all'inseguimento di un piccolo pesce nero, durante un viaggio rivelatore che segnò in maniera importante le vicende del neonato gruppo.


Il brano dalle sonorità acide ed ipnotiche condito dal suono hardcore della voce urlata di Black e' stato utilizzato in moltissime pellicole grazie alla sua atmosfera surreale che bene si adatta ad immagini forti e scene coinvolgenti, come nel caso di Fight Club, film di David Fincher del 1999 dove la repressione che il protagonista opera sui propri istinti culmina in un finale da brivido sulle note di Where is my mind. 


La band si formò a Boston nel 1986 per opera di due sconosciuti che si ritrovarono compagni di stanza al college: Joey Santiago e Charles Michael Kitridge Thompson IV che decise per ovvi motivi di praticità di cambiare nome, prima in Black Francis e poi, cambiando ancora idea, in tempi recenti decise di capovolgere la sua esistenza e chiamarsi Frank Black. 


Alla ricerca di una bassista donna trovarono Kim Deal che non aveva mai tenuto in mano un basso ma aveva dei singolari gusti musicali, che rivelarono la sua componente folle, caratteristica fondamentale del gruppo e della loro musica, priva di convenzioni, ma ricca di chitarre distorte ed urla isteriche e dai testi senza un vero e proprio arco narrativo, apparentemente incoerenti ma coerenti con l'essenza dei Pixies che riescono a raccontarsi pur non raccontando mai una storia per intero.

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Pompei, di Toni Alfano

copertina pompei

 

 







Pompei è un viaggio visivo folgorante, è il racconto di una scoperta, è il tentativo di ricondurre all’unità ciò che nella vita si sgretola o si blocca.


Con Toni Alfano la graphic novel fa un passo avanti. Osa e si spinge dove non era mai stata.
Una città riconsegnata alla modernità nell’istantanea della propria distruzione, diventa metafora per questo romanzo grafico potente, intimo e poetico. Leggere questo libro è un’esperienza intensa. Leggerlo ancora, un’avventura rivelatrice. Perché Pompei è un libro che non smette mai di svelare quello che siamo stati, quello che siamo, quello che potremmo essere.


Toni Alfano, nato a Milano nel 1977. Da 2 anni vive e lavora nella campagna senese. Le sue opere pittoriche sono state in mostra nelle principali sedi espositive nazionali. Ha lavorato nell’ambito delle terapie non farmacologiche e delle cure palliative attraverso l’uso dell’arte. è illustratore editoriale nonché di tutte le copertine della Neo Edizioni. Pompei è la sua prima graphic novel. www.tonialfano.com


(Fonte Neo Edizioni)



La prima graphic novel di Toni Alfano è  qualcosa che non ho mai letto in un fumetto. Qualcosa che apre una strada sconosciuta e tutta da scoprire.  Difficile da interpretare: riceverete più domande che risposte. Vi sentirete destabilizzati, confusi e fortemente coinvolti. L'alienazione da se stessi e spiragli di umanità nelle mura di mattoni che separano gli uni dagli altri. Vi scoprirete poi vi perderete. La rabbia, la paura, la solitudine, il senso incomprensibile del tempo. Tutto racchiuso in un'istantanea della deflagrazione.


"Sono stato a pompei e ho avuto paura, perchè la rabbia brucia i sogni di chiunque e carbonizza gli angeli appollaiati sulla vita. Ho avuto paura."

 

tavolapompei

Il libro si snoda in cinque capitoli, disegnati in stili diversi e con tecniche differenti;  i quali non hanno alcun  ordine cronologico. Ho pensato cosa accadrebbe se lì scambiassi di posto, tramutare l'intreccio, e ho pensato che tutto potrebbe funzionare comunque.

Se è un trama quella che cercate, arrendetevi, io l'ho cercata e non l'ho trovata. Se è un percorso quello che cercate, lasciatevi andare perché è questo che troverete.

pompei

Titolo: Pompei
Autore: Toni Alfano
Casa editrice: Neo edizioni
Prezzo: € 17.00
ISBN: 978-88-96176-27-6
Pagine: 136
Formato: 17X23
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Chuck Berry -Roll Over Beethoven

Se volete dare un nuovo nome al rock...beh, chiamatelo Chuck Berry! (Jhon Lennon)


C'è chi ci metterebbe la mano sul fuoco,Charles Edward Anderson Berry soprannominato "Chuck" dopo i tre anni di pena scontati in prigione per rapina, E' l'inventore del Rock'n'roll! Di certo, ne fu il primo vero compositore, il primo geniale chitarrista, nonché il suo primo Poeta.
Una vita esagerata, tra musica, eccessi e cadute. E una discografia che è come un’inesauribile banca del seme, destinata a fecondare i più oscuri ventri del rock per almeno tre decenni. Mr. Rock'n'roll, dal banco della frutta diventa una leggenda mondiale.
Nel 1952 si esibisce stabilmente al Cosmopolitan Club in compagnia di Johnnie Johnson e Ebby Hardy rispettivamente al piano ed alla batteria. La miscela di blues e country conquista il pubblico dei bianchi, nasce così il Chuck Berry Trio.
Chuck, abbatte pian piano le barriere razziali, riuscendo a compiacere sia il viscerale pubblico R&B che la più compassata e tradizionalista platea bianca.
A ventott’anni, Charles "Chuck" Berry mette per la prima volta piede in uno studio di registrazione per suonare la sua chitarra con un gruppo a nome Joe Alexander & The Cubans.
Muddy Waters.
la leggenda del blues gli consiglia,di andare a bussare alla porta della Chess Records. Ed è Leonard Chess in persona che lo invita a St.Louis per realizzare un demo dei suoi brani originali. Berry non se lo fa ripetere e, così, torna da Johnnie Johnson e Ebby Hardy per registrare un pugno di brani che già ha in testa. Tra questi, quello che piace di più a Leonard Chess è "Ida May", perché parla di auto e sesso.
Nel maggio del 1955 Berry lo registra con Willie Dixon al contrabbasso, rinominandolo "Maybellene".
Il ritmo rockabilly di "Maybellene" ottiene un successo clamoroso negli Stati Uniti, scalando le classifiche più disparate, dal pop al country. Alan Freed, dj della stazione radio WINS di New York, mostra estrema fiducia in lui, inserendolo costantemente nella sua playlist e, soprattutto, coinvolgendolo di persona in un film sulla musica che sta sconvolgendo la gioventù americana.
Rock, Rock, Rock" viene diretto da Will Price, ma è soltanto un pretesto di celluloide per diffondere al mondo il nuovo verbo sonico.
Decisamente più importante è, infatti, la relativa colonna sonora, Rock, Rock, Rock (Chess, 1956), che viene considerata il primo album ufficiale della carriera di Chuck Berry.
Una strada creativa che arriva facilmente al bersaglio finale, la canzone-manifesto. Il riff di "Roll Over Beethoven" diventa, così, il marchio di fabbrica di Chuck Berry, quel qualcosa di rivoluzionario che si trasforma nelle coordinate di un nuovo stile sonico.

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Quando finisce una storia "The Endless River" Il grande ritorno dei Pink Floyd

Io sono un romantico, uno di quelli che considera Pink Floyd solo il lavoro unito di due grandi artisti come Roger Waters e David Gilmour. Oltre ad essere romantico però sono anche curioso, per questo motivo non ho mai ascoltato i lavori dei Pink Floyd senza Waters con pregiudizio. Ascoltando "A Momentary Laps Of Reason" ho pensato che fosse un buon album solista di David Gilmour ma che aveva poco in comune con i Pink Floyd che amo. Con "The Division Bell", molto criticato all'epoca della sua uscita, ho intravisto qualcosa dei Pink Floyd e del Gilmour che fa accapponare la pelle quando accarezza la sua chitarra. Detto questo, ho ascoltato "The Endless River" senza pregiudizio ma con i piedi per terra, forte dell'esperienza dei primi due album senza Waters. Credo che sia un album che va ascoltato per più di una volta e credo che per capirlo veramente bisognerebbe immedesimarsi in un contesto particolare. L'album è un chiaro omaggio a Richard Wright, scomparso nel 2008, quindi per capire a pieno il sentimento che ha spinto la pubblicazione di questo album bisognerebbe pensare a cosa significa perdere un amico oltre che un collega, che ci ha accompagnati per più della metà della nostra vita. Se si è abituati ad ascoltare musica pop, orecchiabile, con ritornelli che ti entrano in testa, questo album non è per voi. L'intenzione di scrivere musica diversa dal contesto è abbastanza chiara, come lo è sempre stato per  i Pink Floyd e la scelta di non inserire testi, tranne che per la traccia che è diventata anche il singolo  dell'album "Louder Than Words" si è rivelata giusta. La composizione musicale ricorda molto "The Divion Bell", come era logico considerando che alcuni dei brani sono stati composti proprio durante la stesura di quell'album. Da sottolineare il testo del singolo "Louder Than Words" scritto dalla compagna di Gilmour, Polly Samson, un chiaro omaggio alla magia che si crea quando i  tre reduci dei Pink Floyd suonano insieme. Proprio il singolo mi ha reso più chiaro il sentimento che ha spinto Gilmour a pubblicare questo lavoro. L'album, secondo il mio parere, è un buon lavoro. Lontano dai migliori Pink Floyd al primo ascolto  ma neanche troppo al secondo. Con enorme dispiacere però, alla conclusione dell'album una cosa è più chiara di tutte. Ora che Wright non c'è più e che Roger Waters viaggia su altre rotte, la magia dei Pink Floyd è irripetibile. L'album suona come un intenso epitaffio, un orgoglioso omaggio al proprio passato, ad una storia artistica irripetibile ed indimenticabile. A qualcosa che è stato e che non potrà più essere.


 
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Daft Punk - Get Lucky

Quanti di noi l'anno scorso hanno ascoltato in radio la melodia di questa canzone alla radio? Get Lucky è contenuta nell'album del 2013 Random Access Memory e vede la straordinaria partecipazione di Nile Rodgers e Pharrell Williams. Con questo pezzo i Daft Punk compiono un passo verso il funk allontanandosi dalla solita musica elettronica. Il testo racconta dell'incontro tra un uomo e una donna i quali vogliono lasciarsi a una notte di veglia per divertirsi e fare sesso. Non solo un pezzo disco ma vera musica da ballare. La canzone alla sua uscita a riscosso immediato successo raggiungendo la vetta delle classifiche di molti paesi. La band musicale francese conferma la sua carriera e mantiene la sua originalità. È difficile non lasciarsi prendere da questo ritmo, no?


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Whitney Houston - I Will Always Love You

I will always love you venne cantata dalla potentissima voce di Whitney Houston nel 1992. Un testo romantico ed emozionante. Il brano originale è stato scritto da Dolly Parton nel 1974. La cantante e attrice americana interpretò questo brano per la colonna sonora del film Guardia del corpo. L'idea per la canzone fu di Kevin Costner. Il singolo vendette più di 16 milioni di copie, ed è il singolo femminile più venduto della storia. Il testo racconta di una donna innamorata che decide di andarsene proprio perché il sentimento non è corrisposto; nonostante ciò gli augura tutto il meglio che gli possa accadere in futuro. Ed è questo l'amore vero no? Desiderare il meglio per l'altra persona anche se non possiamo stargli accanto.


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I 52 anni di Demi Moore

Oggi, 11 novembre 2014 Demi Moore compie 52 anni. ci credereste? Una delle donne più belle ed intriganti del mondo (tra l'altro single, dopo la separazione e il divorzio con l'attore Ashton Kutcher, più giovane di lei di 15 anni) Potremmo omaggiarla con decine di video ripresi dai suoi film, ripercorrendo tutta la sua carriera fatta di successi, senza oscar purtroppo ma con grandi riconoscimenti. Uno dei tanti è stato il "miglior bacio" del 1994  in Proposta Indecente, con Robert Redford e Woody Harrelson (True Detective).


https://www.youtube.com/watch?v=BCBPW0iu_8I

Come dimenticare poi il famoso taglio netto di capelli in "Soldato Jane" (G.I. Jane il titolo originale) di Ridley Scott.

https://www.youtube.com/watch?v=AQ74fUz8PQo

Ma di certo, e vale per la maggior parte di noi, ogni qual volta che pensiamo a Demi Moore , ci viene in mente Unchained Melody dei Righteous Brothers, ci viene in mente ghost -Fantasma e ci viene in mente Patrick Swayze (Sam) che con delicatezza si avvicina alla schiena della sua amata Molly ed insieme modellano un vaso di argilla. Tanti Auguri Demi, il mio numero lo puoi chiedere in privato e ci sentiamo oppure commenta sotto. Tuo.


https://www.youtube.com/watch?v=_CRF_wWHaQ0
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Vittime di un vigliacco eroismo

E' come un cerchio in espansione infranto d'improvviso contro una parete di vetro,
nessuna conseguenza per nessuno,niente dolore,alcun rumore:
un delicato andarsene,romantico solo per se stessi;
sconfitto dalla materia,non v'è appello all'immortalità del ricordo,improbabile interesse vocale,all'eroismo vigliacco dei propri sentimenti.
Sfugge una luce fievole,dimentica di compagnia e s'appoggia indiscreta tra le ciocche disordinate d'una notte ad occhi chiusi:calore d'altri,da tempo fuggito e ritrovato in solidale abbraccio d'umana espressione,brivido e pelle e piumone dozzinale,che le penne son dell'oca,sue e per natura e per diritto...
Apro gli occhi a giochi conclusi,luna e sole avvicendati silenziosamente,quotidiano rituale di miracolosa scontata spontaneità,nuovo dì,nuove aspettative vecchie illusioni:gesti automatici onorano il contratto stipulato con la vita (non importa come ma sino a che non ti richiamo,il tempo scorrerà furioso ed imparziale e nei capelli e nel viso e negli occhi e nei peli e nella virilità e nei pensieri e...).
D'amore non si muore dicevano ma senza non si riesce a vivere rispose certamente qualcuno,di molte note son convinto del fuori luogo,magari nell'immagine dell'obbiettivo da inseguire,per aver vissuto come Cristo Comanda!
Non mi son innamorato così,di colpo con uno sguardo,anche se di grazia,incontrarla è sempre evento riconducibile alla fortuna di poterci esser stati,lì,in quel momento;no,mi son innamorato del tempo trascorso nelle sue vicinanze,di tutte quelle clessidre che morbide,scandivano in sottofondo,un tempo d'un tratto amico,sinuoso, custode e compagno:non più aggredito dall'inesorabilità,ma delicatamente solleticato da piume di vita morbidissime...
Bracciante,d'un tratto divengo strumento della terra,avido operaio di vita,fabbricatore di frutti,ricercatore entusiasta dell'imitazione della natura d'un colore che vagamente ricordi l'ipnotica sensazione d'un suo sguardo,frutto secco ,scrigno cela tesori,antico ed inappagante in solitudine,devastante insaziabilità nell'abbondanza,in ogni e sua forma si presta per solleticare l'acquolina,atavica aspettativa d'obbiettivo che reciterà la parte del ricordo:la nocciola moglie pigmentata de suoi occhi che t'accompagnano la mano sin dallo sguardo a quella ciocca di terra che diverrà custode della pianta e dei suoi frutti,nocciole e sudore e lacrime e parole non dette e labbra straziate e bontà e godimento e lussuria e colore e calore e colore e calore che squaglia la pietra,soufflè alla nocciola,lontano come note lanciate alla velocità della nostalgia da un sax a cannone,che stremano esauste nel conforto d'una carezza nobile ed intima,che mai troverà il coraggio di donarsi,distruzione sentimentale d'un eroismo vigliacco...
respiri lunghi e corti e affannati e sereni,incessante passeggiare nel suo tempo coi polmoni sempre in contrasto,sempre complemetari...
sogni ed illusioni
vita e pulsazioni
lacrime vittime d'un eroismo vigliacco
pregne del nostro io
ci regalano l'aspetto interiore
dell'ultimo romantico cavaliere...
solo per noi
vittime d'un vigliacco eroismo...


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Enzo Jannacci - Ho visto un re

Ho visto un re. Un gioco di botta e risposta su assensi da bar?: ah beh, sì beh, conta ti, cunti mi… La canzone, scritta da Dario Fo e magistralmente interpretata da Jannacci, si abbandona a giochi di polifonia popolare con cori alterni, subalterni e multipli, rendendola operetta da compagnia, una canzone da falò, da muretto.




Piangeva il re, e anche il cavallo, e anche il vescovo, e il sacrista, e il ricco, e anche il vino.



Tutti col diritto di lamentarsi, salvo il più povero e derubato di tutti, il villano cui tocca ridere perché "piangere fa male al re".
Qui la narrazione scherzosa come per i giullari più dotati, portava alla ribalta tutta la sua drammaticità: Il villano che è triste perché il suo cuore è pieno di una mancanza che non può colmare. Questo il potere non lo può tollerare, il potere non può tollerare che gli si rinfacci l'ingiustizia sociale che avalla, il potere non vuole accorgersi delle proprie responsabilità sulle sofferenze del popolo... che nel bene e nel male porta tutto il carico sulle proprie spalle.

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Ho avuto paura di leggere Dylan Dog

Groucho_bioHo letto ieri notte 'Spazio profondo' e per la prima volta da quando leggo Dylan Dog ho provato paura perché sono affezionato ad alcuni meccanismi assortiti dal mio inconscio che corrispondono a un mondo che ho in testa e che mi sovviene ogni qual volta sento il bisogno di evadere sui marciapiedi e tra città sperdute dell'interland londinese.  I mostri di Sclavi non mi hanno mai incusso timore, sarebbe stato un po' come arraparsi con i giornaletti porno nell'epoca di youporn, quasi impossibile. Ho sempre avuto la sensazione che questo personaggio mi somigliasse (probabilmente è la sensazione che abbiamo tutti leggendolo) e non compravo più i nuovi numeri perché iniziava ad avere più poche affinità con me, a non essere quel comunissimo essere mortale che ha risolto molti dei miei dubbi amletici sulla vita e sulla condizione umana. La paura deriva da questo, dall'orrore del cambiamento radicale di questo mondo a cui tanto sono affezionato, attraverso questa tanto sponsorizzata rivoluzione dell'indagatore dell'incubo. La paura, scorrendo le pagine, si trasformava in entusiasmo (uscendo fuori dal plot che non mi interessa mai così tanto) e la mia interpretazione, fantasiosa lo ammetto, mi ha fatto credere che i diversi Dylan che caratterizzano la storia sono la proiezione di ciò in cui qualcuno voleva trasformare il nostro protagonista, ovvero farlo diventare al passo con i tempi: un eroe, brillante, intuitivo, cinico, bellicoso, sensitivo. Proprio così, Dylan poteva essere molti altri personaggi più adatti al mondo dello spettacolo e della letteratura di oggi, ma l'unico a sopravvivere è il numero 5, la sua fedele riproduzione, quell'impacciato, pauroso e fobico personaggio che tanto ci somiglia e con cui così facilmente ci identifichiamo. Dylan è un antieroe, come me, come tanti altri, è la nostra riproduzione fumettistica, e la gioia sta nel vederlo sopravvivere agli attacchi dell'Impero di Albione, guai a chi lo tocca. 


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