Active Media Blog

Pensieri & Parole dal team di Active Media

Lenny Kravitz - Stand

Pubblicato il 6 giugno 2011, estratto dall’ album Black and White AmericaStand è un brano musicale prodotto, arrangiato, composto e interpretato da Leonard Albert Kravitz, meglio noto come Lenny Kravitz. Il brano venne scritto e dedicato ad un suo amico intimo, rimasto paralizzato inseguito ad un incidente. Una particolarità di questo pezzo oltre al suo divertente video è il modo in cui fu annunciata la pubblicazione del singolo ovvero attraverso il social network Twitter, dove il cantante aveva lasciato il messaggio: “Stand the first official single”.

Il teaser trailer, girato da Paul Hunter e lanciato sul canale ufficiale YouTube del cantante, sempre nel 2011, vede il fantastico Lenny Kravitz interpretare tre personaggi: il presentatore del programma Run For Your Money, classico quiz televisivo a premi, in cui  riesce a ingannare tutti i concorrenti, il batterista Bubba Washington, il quale smaschera il presentatore che cerca di fuggire con i premi non assegnati, e infine l’ospite cantante Desmond Richie. Certo in questo pezzo non si riscontra la solita energia sprigionata dal cantante, ma si può apprezzare come l’artista abbia provato, con più o meno successo, a riprodurre le melodie funky-soul a cui è particolarmente legato sin dall’infanzia.

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All apologies - Testamento "involontario" di Kurt Cobain

Si fa presto a dire che "Unplugged in New York" ci è stato lasciato come una sorta di testamento di Kurt Cobain. Si fa presto a dire che l'atmosfera, le canzoni, gli abiti ed il mood furono scelti ad arte dallo stesso Kurt, il quale chiese alla produzione di MTV di non tagliare nessuna scena in cui ridesse o scherzasse con il pubblico, è troppo facile.


Nella mente deviata del grande idolo, forse, questo progetto si è concretizzato senza alcuna volontà, chi ha letto a fondo "I diari di Kurt Cobain" sà bene che le idee e la coscienza del leader dei Nirvana erano in quel momento più che mai confusi sul "dover essere" una Rock Star e l'odiare proprio quel ruolo che i suoi fan di tutto il mondo gli attribuivano: Kurt voleva solo essere lasciato in pace e vivere la sua musica nel modo in cui voleva, ma ormai aveva capito che nella fragile giostra dello Show-Business, se si ha veramente talento, si può salire ma non si può mai scendere.


Il talento di Kurt era stato quello di riuscire ad esprimere in musica sentimenti ed emozioni difficilmente "vendibili" in ambito musicale, come la depressione, la rabbia "cosmica", la solitudine, ma ci era riuscito! Era riuscito a creare un intero movimento di persone che urlavano ai suoi concerti le stesse emozioni che lui esprimeva sul palco, si creò la drammatica situazione in cui una persona parla della sua solitudine insieme a migliaia e migliaia di persone, che si deprime per una vita agiata, che mostra rabbia verso un sistema in cui egli stesso si ritrova a far parte.


"Mi piace infiltrarmi nell'ingranaggio di un sistema fingendo di farne parte e poi lentamente far marcire tutto l'impero da dentro."


Così scriveva in uno dei suoi tanti appunti in quei diari e forse, dopo averlo riletto in un secondo tempo, ha capito che per quanto avesse lottato non sarebbe mai riuscito a far marcire un bel niente, sarebbe diventato anche lui un ingranaggio del sistema musicale sforna-singoli e mangia-soldi. Forse oggi si sarebbe ritrovato grasso a 47 anni al "David Letterman Show" a parlare con modestia di come non aveva cambiato niente nel mondo. 


Secondo me è stato questo pensiero a farlo impazzire del tutto ed in questo show Unplugged (in acustica, come volete), senza palco, senza transenne, senza distanza, ha salutato il "suo" pubblico guardandoli in faccia e chiedendo SCUSA.


Ecco perché l'importanza di questo brano, al lato del significato delle parole dirette alla moglie Courtney Love, con All Apologies prende le distanze dal mondo musicale, abbraccia idealmente amici e fan, si scusa e si congeda da tutti insomma e, pochi mesi dopo questa straordinaria performance, se ne va in solitudine ed in silenzio, imprimendo per sempre la sua anima disperata al mondo della musica Rock, che dopo di lui non sarà più lo stesso.


Riuscendo, quindi, a cambiare il mondo.


Mi piace immaginarlo correre da solo nel sole e sentirsi unico... "In the sun, in the sun i feel as one"


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Mulholland Drive, non c'ho capito un cazzo

Mulholland Drive è un film che va letto. Chiunque ha intenzione di comprarsi un pacco di pop corn e vedere il film in dolce compagnia, inizierà a copulare col partner dopo cinque minuti spegnendo la tv. Proprio come un libro complesso, va sfogliato più volte, bisogna tornare indietro, riavvolgere il nastro, tentare di capire perché un regista dal nome David Lynch ha voluto ostentare al mondo il proprio squilibrio mentale. Che poi lui ti aiuta, ti dà una mano. Ha fornito dieci indizi al quotidiano britannico ‘The Observer’. Cazzo, neanche fosse un omicidio da ricostruire invece che un film. Betty Elms e Rita, due giovani donne legate da una relazione sentimentale sullo sfondo di una gmulholland-driverottesca Hollywood , diventano Diane Selwyn e Camilla Rhodes, e l’aspetto onirico prende il sopravvento:  scatole blu, tazzine di caffè, primissimi piani, teatri, lampade, barattoli fluttuanti, silenzi inquietanti. Punti di domanda che accompagnano lo spettatore per tutto il film, cercando una risposta che di certo non troverà nel finale. Basta conoscerlo Lynch, a un certo punto capisci che è un folle e non ti disturba nemmeno più di tanto, lo compatisci e lo ami alla follia. Bisogna leggerlo appunto, la pellicola prende vita su due piani differenti che ad un certo punto si rovesciano, e il punto di collegamento è una misteriosa chiave blu che Rita prende dalla borsetta (un colore che ha la meglio sugli altri in ogni scena chiave di tutti i film di Lynch). Una prima interpretazione, la più diffusa, vuole il film diviso in due blocchi opposti, il primo contiene i primi tre quinti della storia e il secondo la restante parte. È molto semplice capire il momento di confine perché avviene nel momento in cui Naomi Watts si masturba, e diciamo che non è una scena che passa inosservata.  Da questo preciso momento viene rappresentato il mondo reale della protagonista, Diane (appunto Naomi Watts), che si risveglia e vive la sua vita. Tutto il blocco precedente non è altro che un sogno, un delirio onirico per compensare il dolore che prova nella sua vita reale. Diane è stata abbandonata da Camilla (Laura Harring), e sogna che lei ritorni nella sua vita sotto i panni di Rita (sempre Laura Harring ma nel blocco onirico), bellissima e inerte, incapace di ferirla come invece ha fatto nella realtà. È che nel mondo dei sogni vediamo le cose come vorremmo che siano e non come sono reamulholland-drive-blue-key1lmente, quindi per Diane il regista Adam Kesher, che è l’uomo per cui Camilla l’ha lasciata, deve soffrire scoprendo di essere stato tradito dalla moglie, spodestato dal set da un boss mafioso e minacciato da una semplice comparsa dei suoi film (un uomo vestito da cowboy), il peggio che gli può succedere.  Di conseguenza, nel sogno di Diane, la madre di Adam non è niente di più della custode del complesso residenziale dove vive sua zia, e lei invece è l’attrice di successo, non Camilla/Rita, che nel suo sogno è la deprecabile attrice raccomandata dal boss. Per concludere sogna che il killer a cui ha commissionato l’omicidio della sua ex amante sia un imbranato e fallisca il compito. Il sogno distorce la realtà, la verità  è completamente all’opposto: Diane è un’attricetta da quattro soldi, fa qualche comparsa quando Camilla trionfa da protagonista e Adam da regista, e Camilla non la ama, la fa soffrire baciando un’altra donna davanti a lei e annunciando il proprio matrimonio con il regista. Nella realtà il killer non fallisce e Diane si suiciderà corrosa dai sensi di colpa (è di se stessa il cadavere che trova in camera, la scena è un momento di congiunzione fra i due piani reale e onirico). C’è un episodio che rimane scoperto da questa interpretazione, e che ne fa emergere una seconda: quello di Dan, l’uomo che si fa psicanalizzare al bar Winkie’s, raccontando i sogni che lo ossessionano, nei quali un barbone dietro l’angolo del cortile appare e lo terrorizza. Quando si affaccia e trova veramente il barbone, muore d’infarto e l’episodio è compreso mulholland1fra le immagini in cui Rita si addormenta e si risveglia. Il bar Winkie’s è il luogo della riemersione memoriale, sia per Rita che ricorda qualcosa leggendo il nome della cameriera e risale all’abitazione in cui è morta Diane, e per Diane che ricorda di aver commissionato in quel locale l’omicidio di Camilla. Il Winkie’s è il luogo in cui viene enunciata la struttura generale del film: un doppio sogno orrorifico che si conclude con la morte del sognatore e Dan non è altro che una proiezione di Diane, un fantasma che anticipa il suo destino: sognare due volte e morire.  Se decidiamo di leggerlo così il film, possiamo arricchirlo di una terza ipotesi interpretativa, ovvero che i due sogni sono due forme patologiche di Diane, attraverso le quali prova ad elaborare la propria identità, nel primo sogno un ‘identità narcisistica e  nel secondo un’identità schiacciata dal Super Io parentale (ed ecco sistemati anche quei simpatici anziani che la assalgono). Questo per dire che nessuna storia è mai una, ne esiste sempre una uguale e contraria. Lynch è uno stronzo perché ti fa innamorare del suo modo malato di fare cinema, della sua capacità di giocare con la cinepresa, di portarti oltre la superficie dell’immanenza, facendoti navigare nella suggestionale e misteriosa scatola magica che alberga nell’essere umano: la propria mente. Ma… avete finito di leggere l’articolo o avete già iniziato a copulare con il vostro partner?


 

L'articolo fa fede all'interpretazione di Barbara Grespi nel libro 'David Lynch' edito da 'Elementi Marsilio'
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Edoardo Bennato - Un giorno credi

La descrizione di un attimo di smarrimento, la paura atavica del cambiamento nell'uomo, una paura che ti colpisce quando "credi di esser giusto e di essere un grande uomo.Un inno ai sognatori, ad avere la forza di guardare sempre un pò più in là, perchè quello che siamo è sempre niente in confronto a quello che potremmo essere, anche se si corre il rischio di andare contromano.Non cediamo alle nostre debolezze, non dobbiamo per forza essere sconfitti,lottiamo per essere "giusti" con tutta la nostra forza
Nonostante tu sappia che occorre molta forza per riprendersi e che occorre non cedere tornando sui soliti passi, non ce l'hai fatta, sei "l'assurdo in persona"e ti sei inventato una scusa, un "falso incidente" per giustificare questo tuo atto di debolezza.
Un giorno credi è una di quelle canzoni in cui ognuno trova un proprio senso, quindi dare un’unica interpretazione sarebbe impossibile e toglierebbe la poesia. Lezione di vita? Critica alla società? Speranza per un futuro migliore? Possiamo solo azzardare ipotesi mentre ascoltiamo questa canzone , scritta da Patrizio Trampetti, della Nuova Compagnia di Canto Popolare e che già nel 1973 regala all'autore grande visibilità, aggraziando il testo con sonorità d'archi, poco" Bennatiane"

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Bruce Springsteen - Dancing In The Dark

Dancing in the Dark è una canzone di Bruce Springsteen, tratta dall'album Born in the U.S.A. e pubblicata come primo singolo nel 1984. È stato il singolo con il più grande successo commerciale pubblicato dal cantautore statunitense, raggiungendo addirittura la posizione n. 2 nella classifica di Billboard. Il videoclip d'accompagnamento del brano è stato diretto da Brian De Palma, la ragazza protagonista del video è una giovane  Courteney Cox.



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